Slow Revolution

informazioni per un mondo più consapevole

I Nobel della natura 2017

AMBIENTE Goldman Environmental Prize – Dalla lotta del giovane americano Mark contro il piombo rilasciato da una fabbrica di batterie nei sobborghi di Los Angeles all’intraprendente 83enne Wendy determinata a bloccare le ambizioni espansionistiche dell’industria del carbone in Australia. Sono due dei vincitori 2017 del Goldman Environmental Prize, il riconoscimento che dal 1990 premia le sei persone, una per continente, più attive nel proteggere la natura. Una sorta di Nobel assegnato lo scorso 24 aprile a San Francisco, in California, con una cerimonia in ricordo di due dei difensori dell’ambiente uccisi per il loro impegno: l’indio messicano Isidro Baldenegro, vincitore del “Prize” nel 2005 per avere difeso dal disboscamento le antiche foreste della Sierra Madre, e l’honduregna Berta Càceres, premiata nel 2015 per essersi opposta a un progetto idroelettrico che avrebbe sommerso le terre ancestrali del suo Paese e sradicato la sua comunità. Due storie di amore per Madre Terra alle quali si aggiungono quelle dei sei premiati nel 2017.

Mark Lopez, Nord America

© Goldman Environmental Prize

Figlio di attivisti impegnati nella difesa dei diritti della comunità ispanica di Los Angeles, Mark Lopez (31 anni) ha combattuto per fare rilevare e bonificare l’inquinamento prodotto per oltre tre decenni da una fabbrica di batterie e pile nel quartiere della periferia Est dove vive. Un battaglia condotta porta a porta per sensibilizzare gli abitanti sulla questione ambientale e salutare che ha persuaso il Dipartimento per il controllo delle sostanze tossiche di effettuare analisi sulla presenza di piombo nei fanghi e nelle polveri rilasciati dallo stabilimento. Rilevate concentrazioni di piombo e arsenico di molto superiori alla norma Lopez ha, con la sua associazione East Yard Communities for Environmental Justice (EYCEJ), convinto lo Stato della California a stanziare 176,6 milioni di dollari per la bonifica di abitazioni e aree pubbliche.

Rodrigo Tot, Centro e Sud America

© Goldman Environmental Prize

Tra i pochi del suo popolo, i Q’eqchi discendenti dei Maya, a parlare spagnolo, l’indigeno guatemalteco Rodrigo Tot (59 anni) ha scoperto l’intento del Governo di rilasciare la concessione a una multinazionale per la riapertura e l’ampliamento di una miniera di nichel nella regione di El Estor, sulle rive del lago di Izabal, dove vivono i Q’eqchi. Conscio dei danni arrecati all’acqua e alla pesca dall’industria mineraria del passato, Toi ha coinvolto la comunità nella ricerca dei diritti di proprietà necessari per rivendicare legalmente la loro terra. Una lotta sfociata nel riconoscimento dei diritti dei Q’eqchi da parte della Corte costituzionale nel 2011, ma non ancora conclusa per l’inadempienza del Governo e per l’avvio dei lavori per l’estrazione mineraria.

Uroš Macerl, Europa

© Goldman Environmental Prize

Uroš Macerl, 48 anni, agricoltore biologico e allevatore di Trbovlje, in Slovenia, e presidente dell’associazione ambientalista Eco Krog. Il suo merito essere riuscito a bloccare le emissioni nocive provenienti dalle ciminiere della Lafarge Cement, un cementificio alimentato a petcoke, un carbone ottenuto della lavorazione del petrolio causa di molti tumori e di danni ingenti agli agricoltori della zona. A peggiorare la tossicità di aria, suolo e acqua è arrivato il permesso del Governo di incenerire anche rifiuti industriali pericolosi. Decisione contro il quale Macerl ha ricorso per vie legali, vincendo la causa che, però, è rimasta inapplicata. Per fare valere i diritti degli abitanti di Trbovlje l’attivista sloveno è ricorso alla Corte di giustizia europea che nel 2015 ha richiamato le autorità slovene al rispetto degli standard comunitari sull’inquinamento. Intervento che, di fatto, a costretto il Governo a imporre la chiusura dell’impianto della Lafarge Cement.

Rodrigue Mugaruka Katembo, Africa

© Goldman Environmental Prize

Un passato come bambino-soldato, Rodrigue Mugaruka Katembo (41 anni) della Repubblica Democratica del Congo ha trovato riscatto morale con la laurea in biologia e come guardiacaccia del Parco nazionale dei Virunga, noto per i gorilla di montagna, per l’ecosistema tra i più ricchi del Pianeta e per essere patrimonio dell’umanità Unesco. Katembo è riuscito, insieme a due colleghi, a smascherare un sistema di appalti e corruzione pensato per concedere alla società britannica Soco International il permesso di esplorazione ed estrazione petrolifera all’interno della riserva naturale. Catturato e torturato per 17 giorni dagli uomini della Soco nel 2013, ha proseguito a denunciare le attività illegali della multinazionale fino a farla rinunciare alle trivellazioni nel 2014. A contribuire al successo è pure il clamore suscitato dal documentario “Virunga” sulle attività dei ranger per difendere i gorilla e il Parco dalla guerra, dal bracconaggio e, appunto, dalla minaccia dell’esplorazione petrolifera.

Prafulla Samantara, Asia

© Goldman Environmental Prize

Una battaglia legale lunga 12 anni per impedire all’Odisha State Mining Company di aprire una miniera di bauxite a cielo aperto sulle colline di Niyamgiri, nello stato dell’India orientale Odisha. Un impegno, quello dell’attivista per la giustizia sociale Prafulla Samantara (65 anni), premiato con il Goldman Prize e, soprattutto, con la vittoria giuridica che ha evitato l’esproprio delle terre abitate dalla tribù Dongria Kondh e conferito ai consigli tribali il diritto di veto sui progetti minerari nel loro territorio. Un esito che ha preservato un’area sacra per gli indigeni, tutelato le risorse idriche al quale attingono un milione di persone e salvato 1.660 acri di foresta vergine ricca di biodiversità e preziose per la sopravvivenza della tigre del Bengala e dell’elefante indiano. A plauso di Samantara è pure la scelta di avere voluto difendere i diritti degli indigeni perché consapevole della loro debolezza contrattuale dovuta alla mancata conoscenza dell’inglese e all’assenza di accesso a internet.

Wendy Bowman, Oceania

© Goldman Environmental Prize

Nella fertile regione del Nuovo Galles del Sud, in Australia, l’83enne Wendy Bowman è riuscita a bloccare le ambizioni dell’industria minerario di ampliare la miniera Ashton rifiutandosi di cedere i suoi terreni e convincendo i vicini a rinunciare alle offerte milionarie delle multinazionali e fare lo stesso. Un veto, quello imposto della Bowman, sfociato in una contesa legale conclusa con la sentenza del Tribunale del territorio e dell’ambiente, confermata poi dalla Corte d’Appello, del diritto dei proprietari terrieri a non sottostare all’esproprio forzoso. Una decisione che, di fatto, riscrive la legislazione del settore restringendo le pretese delle compagnie estrattive e limitando l’espansione della miniera alla decisione della Bowman di vendere. Con la sua determinazione la Bowman ha contribuito a preservare la zona agricola e di allevamenti sempre più minacciata dalla polvere nera delle miniere di carbone a cielo aperto, causa della contaminazione dell’acqua e dell’aumento delle persone con cancro e con malattie respiratorie e cardiache.

Annunci

2 commenti su “I Nobel della natura 2017

  1. Pingback: Uno sguardo nel profondo del nostro benessere | Slow Revolution

  2. Pingback: E se smettessimo di aiutare il Sud del mondo? | Slow Revolution

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 2 maggio 2017 da in Ambiente con tag , , , , .
Small-Facebook-Logo
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: