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Il mondo del biologico è raddoppiato in 10 anni

AMBIENTE Rapporto Bio Bank 2020 – “Il mondo come una giostra impazzita: prima correva troppo veloce e volevamo solo scendere, ora continua a fermarsi e vorremmo solo ripartire. Il problema è come ripartire e soprattutto per andare dove”. La risoluzione dovrebbe essere semplice, soprattutto dopo la pandemia che ha mostrato i limiti dello nostro sviluppo: accelerare “la transizione ecologica verso la piena sostenibilità”. Un obiettivo che per gli autori del Rapporto Bio Bank 2020 non può essere l’ulteriore rafforzamento del settore del biologico, quello più in armonia con la Terra e che tutela maggiormente la nostra salute. Un mondo già in crescita come attesta 14esima edizione del Rapporto che analizza l’andamento del comparto bio in Italia e completa le informazioni presenti in altre pubblicazioni Bio Bank (qui la news). Un volume rinnovato con la riduzione delle tipologie di attività considerate (da 11 a 6), l’aggiunta di nuove statistiche e di riferimenti sulla sostenibilità. I primi si trovano nell’editoriale dove si ricorda che secondo il Global Footprint Network avremmo bisogno di 1,6 pianeti (qui la news) per soddisfare la nostra domanda di consumo senza intaccare le risorse naturali della Terra. Un’impronta ecologica insostenibile senza, tra l’altro, passare al biologico come sembra volere fare l’Unione europea con le norme per dimezzare l’uso di pesticidi, ridurre del 20% quello dei fertilizzanti e triplicare le superfici bio (dall’attuale 8 al 25%) entro il 2030.

Il mercato del bio 2011-2020

Nell’ultimo decennio il valore del mercato nazionale del bio è cresciuto del 118%, passando dai 2.000 ai 4.358 milioni di euro tra il 2011 e il 2020. In crescita è pure l’export con i 1.135 milioni del 2011 divenuti 2.619 milioni nel 2020 (+131%), numeri che portano il complessivo bio italiano da 3.135 a 6.977 milioni di euro (+123%).

A trainare il settore interno sono le vendite nei supermercati, passate da 545 a 2.065 milioni di euro tra il 2011 e il 2020 (+279%) raggiungendo il 47% del totale del valore economico del comparto contro il 27% di inizio decennio. Un periodo durante il quale negozi bio, gruppi d’acquisto, mercatini e gli altri canali distributivi alternativi hanno incrementato il proprio valore da 1.455 a 2.293 milioni (+58%), riducendo la propria quota di mercato dal 73 al 53%.

In crescita anche le aziende bio, oltre 80.000 nel 2019 (+34,5% in 10 anni), e le superfici bio, quasi 2 milioni di ettari (+33,5% in 10 anni), pari al 15,8% dell’area coltivata in Italia (dati Sinab). Un cambiamento di scenario avvenuto in pochi anni, che rappresenta una sfida enorme per il biologico come rimarcano gli autori. “Chi è bio da sempre, oggi che il bio lo fan tutti, deve essere ancora più bio. Chi è stato pioniere allora, oggi deve essere pioniere di un modello sociale valoriale. Non solo il prodotto, ma tutto quello che c’è prima e dopo e tutto quello che si muove intorno. Chi è autenticamente bio ha sempre una storia vera da raccontare…non un semplice prodotto da vendere. Che avanzi pure il bio per tutti. Ma su tutti, che emergano con forza la missione originaria e la visione del bio”.


Trend attività bio 2015-2019

Cuore del Rapporto Bio Bank sono i trend 2015-2019 dei settori alimentari e della cosmesi. Un mondo costituito da 3.476 attività nel 2019 (+30% dal 2015), numero risultante da un significativo turnover: oltre 500 le attività uscite dal censimento, quasi 650 quelle entrate. Il comparto alimentare è aumentato del 7,3% raggiungendo 2.287 unità dalle 2.131 del 2015. L’andamento, però, varia in base alle tipologie di attività considerate, con l’e-commerce a passare da 286 a 405 unità (+41,6%), la ristorazione da 450 a 543 (+20,7%) e i negozi da 1.395 a 1.339 (-4,0). Una situazione, sottolineano gli autori, destinata a mutare nel 2020 a causa della pandemia, favorevole per il commercio online, ma penalizzante per ristorazione e negozi, già in sofferenza per la concorrenza dei supermercati.

Prosegue intensa l’ascesa del comparto cosmetico, con le 537 attività del 2015 divenute 1.189 nel 2019 (+121,4%). Anche qui il fattore trainante è l’e-commerce, passato da 140 a 347 unità (+147,9%) nell’ultimo lustro, ma sono a tre cifre percentuali anche le altre due voci della categoria. Le profumerie passano da 153 a 328 segnando un +114,4%, le aziende di cosmesi da 244 a 514 registrando un +110,7%. Risultati straordinari indotti da una domanda sempre più elevata di prodotti naturali e biologici certificati, ma che include pure “prodotti verdi solo a parole”. Una situazione evitabile se ci fosse una normativa europea in materia, ancora assente e neppure prevista in tempi brevi. Non rimane, affermano i relatori, che “spiegare la differenza, offrire criteri di scelta, aumentare la consapevolezza”.

Le Regioni leader del 2019

L’edizione 2020 del Rapporto include un’analisi della distribuzione delle attività bio nelle diverse Regioni. A dominare la classifica 2019 per numero di attività è la Lombardia con 599 attività, mentre sugli altri gradini del podio salgono Emilia-Romagna (427) e Veneto (353). La Lombardia è prima pure nelle classifiche parziali per negozi, aziende ed e-commerce di cosmesi, l’Emilia-Romagna vince per ristoranti ed e-commerce alimentari, mentre al Lazio va la leadership per profumerie.

La graduatoria muta considerando la densità abitativa con le Marche a salire sul gradino più alto con 122,6 attività per milione di abitante, precedendo Trentino Alto-Adige (100,7) ed Emilia-Romagna (95). Quanto ai primati nei singoli comparti le Marche vincono per aziende ed e-commerce di cosmesi, l’Umbria per profumerie ed e-commerce di alimenti, il Trentino Aldo-Adige per negozi e l’Emilia-Romagna ancora per i per ristoranti.

Rapporto Bio Bank 2020 è curato da Rosa Maria Bertino, Achille Mingozzi, Emanuele Mingozzi e può essere consultato gratuitamente qui

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Questa voce è stata pubblicata il 18 gennaio 2021 da in Ambiente, Libri con tag , , , , .
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