Slow Revolution

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I diversi colori della mobilità sostenibile

MOBILITA’ Modena in Bici – Insegnare alle donne migranti di ogni etnia, età e stato civile ad andare in bicicletta. L’idea non è nuova. La stessa associazione che la promuove la propone da quasi un decennio e altre realtà l’hanno realizzata in passato o la mantengono ancora in calendario nella propria programmazione. Le ragioni per segnalare l’iniziativa sono due: l’avvio dei nuovi corsi e la diffusione di un’iniziativa lodevole che merita di essere raccontata e, speriamo, imitata. Il nuovo corso per svelare i segreti del pedalare alle donne migranti è appena iniziato grazie a Fiab Modena, sezione locale della Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta. Le lezioni sono tenute dalle volontarie dell’associazione il martedì e il giovedì, dalle ore 18 alle 19, presso il piazzale antistante la sede Arci di Modena (Via IV Novembre 40). L’iniziativa prevede sei incontri nel quale si apprendono le tecniche per trovare il giusto equilibrio in sella e per prendere dimestichezza con freni, cambio e altre componenti della bicicletta. Una volta acquisito il controllo del ciclo si imparano le regole del Codice della strada e si esce dal piazzale per affrontare le vie cittadine supportare dai consigli delle socie Fiab per muoversi nel traffico in modo corretto e in sicurezza. Per partecipare è necessaria una preiscrizione e il versamento di una piccola quota (7 euro) per l’assicurazione e il “nolo” delle bici durante il corso, ma voluta pure per responsabilizzare le “studentesse” alla partecipazione. Per le donne in difficoltà economica la quota è versata dalla Casa delle Donne, realtà che collabora con Fiab Modena e che a fine corso può concedere in prestito dei cicli alle donne promosse se non hanno le disponibilità per un acquisto immediato. Per le mamme che volessero aderire è prevista la custodia dei bimbi da parte della volontarie durante le ore di lezione. Il corso, denominato “I diversi colori della mobilità sostenibile”, è proposto due volte all’anno (primavera e fine estate/autunno) e riservato a una decina di aspiranti cicliste. Per informazioni e iscrizioni si possono contattare i responsabili di www.modenainbici.it.

Un progetto “rivoluzionario”

Il progetto di Fiab Modena può sembrare banale in apparenza, ma in realtà è ricco di attrattive invocate dalla “rivoluzione lenta” che auspichiamo. In molti paesi di provenienza delle donne che aderiscono all’iniziativa la bicicletta è un oggetto quasi sconosciuto e per lo più al servizio degli uomini, mentre l’uso da parte di bambine, ragazze e signore è spesso considerato “sconveniente” e “vergognoso, se non vietato in modo esplicito. Insegnarle a usare il ciclo equivale a emanciparle da culture che le vogliono rilegate a casa al servizio della famiglia e fornirle un minimo di autonomia per effettuare le mansioni quotidiane o per recarsi al lavoro. La stretta vicinanza tra volontarie e studentesse favorisce pure l’integrazione delle immigrate, non sempre facilitata dalla nostra società dove le straniere hanno difficoltà a entrare in contatto con le realtà locali e a intraprendere relazioni con le persone del luogo. L’altra “slow revolution” è il favorire l’uso delle due ruote a pedali, mezzo benefico per la salute del ciclista e per l’ambiente di tutti, nonché pratico per la mobilità urbana, accessibile a basso costo rivolgendosi all’usato (non rubato!) ed economico nella manutenzione. Una “rivoluzione”, quella pensata da Fiab Modena, che merita di essere presa a modello e copiata.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2017 da in Agire, Mobilità con tag , , , , , .
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