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A Napoli per il reddito di dignità

AGIRE Rete dei Numeri PariParte il 9 giugno da Piazza San Domenico Maggiore di Napoli la campagna nazionale 1000 piazze per il reddito di dignità” che girerà l’Italia per richiedere politiche contro povertà, precarietà e diseguaglianze. Situazioni di disagio sempre più diffuse nel mondo e in Italia, dove sono particolarmente gravi nel Sud “impoverito e colpito dall’assenza di politiche sociali strutturali e dalla devastazione ambientale”. Realtà che può essere cambiata con “l’impegno, la solidarietà, l’attivazione di percorsi in grado di mettere al centro la giustizia sociale e il protagonismo dei territori”. E con la richiesta di una legge nazionale sul reddito minimo garantito capace di “ridare dignità e autonomia a milioni di persone che pagano una crisi generata dalla speculazione finanziaria”. Azioni al centro della campagna voluta da Numeri Pari, rete promossa da Gruppo Abele, Libera, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e Rete della Conoscenza, con l’assemblea pubblica del 9 giugno nella città partenopea (inizio ore 16,30) al quale parteciperanno, tra gli altri, Moni Ovadia e Alex Zanotelli. Un incontro voluto fortemente a Napoli perché “partire da Sud, vuol dire assumere un punto di vista, quello di chi è stato vittima di tagli, sprechi, incapacità e che paga sulla propria pelle il prezzo di un lavoro precario, dell’assenza di politiche sociali, energetiche, sul lavoro in grado di restituire benessere diffuso, maggiore eguaglianza, possibilità di riscatto”.

L’alternativa umana

L’inclusione”, afferma Don Luigi Ciotti, “è alla base delle democrazia. E inclusione vuole dire libertà e dignità per tutti”. E la speranza della Rete dei Numeri Pari è coinvolgere realtà sociali, movimenti, associazioni e singoli desiderosi di contrastare la disparità e le disuguaglianze sociali a favore di “una società più equa, fondata sulla giustizia sociale ed ambientale”. Una società tra “eguali” basata su forme di “democrazia partecipativa e comunitaria che garantiscono orizzontalità, massima partecipazione e trasparenza nella presa di decisione, rispondendo così alla grave crisi della rappresentanza politica che continua a ridurre gli spazi della partecipazione e della deliberazione, aumentando ulteriormente le disuguaglianze”. Un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza che mette l’economia al servizio dei popoli e si impegna a costruire la pace e la giustizia e a difendere la Madre Terra.

I 10 punti del Reddito di Dignità

Le priorità individuate dalla Rete dei Numeri Pari per una legge nazionale sul reddito minimo garantito. Approfondimenti sono disponibili qui

  1. Un reddito individuale attraverso l’erogazione di un beneficio in denaro e destinato a sostenere la persona, ricordando che i sistemi di redditi minimi adeguati debbano stabilirsi almeno al 60% del reddito mediano dello Stato membro interessato (come espressamente previsto al punto 15 della Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 sul ruolo del Reddito Minimo, nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa: e avvalorato dal Rapporto annuale 2014 dell’Istat su “La situazione del Paese”)

  2. Individuare i destinatari del Reddito Minimo o di Cittadinanza, considerando che per alcuni è uno strumento di valorizzazione ed autonomia di scelta del proprio percorso di vita, per altri sono necessarie misure di reinserimento sociale e per altri ancora è necessario attivare forme di promozione dell’occupazione.

  3. Stabilire una soglia di accesso tale da poter intervenire su tutti coloro che vivono al di sotto di una certa soglia economica (non meno del 60% del reddito mediano equivalente familiare disponibile) ed individuare eventualmente ulteriori interventi specifici, come quelli volti all’affermazione dell’autonomia sociale dei soggetti beneficiari compresi coloro che sono in formazione, cosi da garantire il diritto allo studio e, in particolare, per contrastare la dispersione scolastica e universitaria. Interventi che sono previsti nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea sotto la forma di un “reddito di formazione” sia diretto che indiretto che si affianca al reddito minimo o di cittadinanza.

  4. I beneficiari dovranno essere residenti sul territorio nazionale.

  5. La durata temporale del beneficio sia destinata “fino al miglioramento della propria condizione economica” o comunque ad una replicabilità temporale dell’intervento cosi da non permettere che si rimanga senza alcun sostegno economico.

  6. Non contrapporre il Reddito Minimo o di Cittadinanza, e l’integrazione sociale e la garanzia ad una vita dignitosa attraverso l’obbligo all’integrazione lavorativa. In sostanza che “il coinvolgimento attivo non deve sostituirsi all’inclusione sociale e chiunque deve poter disporre di un Reddito Minimo, e di servizi sociali di qualità a prescindere dalla propria partecipazione al mercato del lavoro” (Relazione per Risoluzione europea sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro – 8 aprile 2009);

  7. Incentivare la libertà della scelta lavorativacome misura di contrasto dell’esclusione sociale può evitare la ricattabilità dei soggetti in difficoltà economica. In questo caso il concetto di “congruità dell’offerta di lavoro” e non dunque “l’obbligatorietà del lavoro purché sia” può ben riferirsi alla necessità di valorizzare il soggetto beneficiario ed a trovare tutti gli strumenti utili affinché l’integrazione al lavoro tenga conto delle sue esperienze, delle sue capacità e competenze e dunque a non generare comportamenti di vessazione e imposizione verso il beneficiario. Perché “la causa di un’apparente esclusione dal mondo del lavoro può risiedere nella mancanza di sufficienti opportunità occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sforzi individuali” (Risoluzione sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro – 8 aprile 2009).

  8. Costruire un sistema integrato, oltre l’erogazione del beneficio economico, con le altre misure di welfare sociale e di servizi di qualità con il coordinamento tra gli organi preposti alla loro erogazione (Regioni e Comuni) così da definire un ventaglio di interventi mirati e diversificati a seconda delle necessità e delle difficoltà della persona e che mirano ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.

  9. Affiancare il Reddito Minimo o di Cittadinanza all’individuazione di un progetto di integrazione sociale individuale condiviso con il beneficiario che lo richiede.

  10. Rafforzare i servizi e il sistema dei centri per l’impiego pubblici destinandoli a centri per l’impiego ed i diritti in cui potersi rivolgere anche per l’erogazione del Reddito Minimo o di Cittadinanza.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 giugno 2017 da in Agire con tag , , , , , , .
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