Slow Revolution

informazioni per un mondo più consapevole

Il cibo per ridurre l’acqua “virtuale”

INFOGRAFICA Impronta idrica alimentazione – “A livello mondiale ci sono 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, ma solo lo 0,001% del totale è effettivamente disponibile per l’utilizzo dell’uomo. Tra agricoltura, industrie e famiglie, è il settore agricolo a consumare più acqua. In media il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all’irrigazione, mentre l’industria ne consuma il 22% e il restante 8% è dedicato all’uso domestico. Ogni secondo, il pianeta consuma l’acqua necessaria a riempire 131 piscine olimpioniche, con un’impronta idrica media pro capite pari a 3.405 litri al giorno”. Sono alcuni dei dati forniti dalla Fondazione Barilla for Food & Nutrition in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo istituita dalla Nazioni Unite nel 1992 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questa risorsa fondamentale per la vita dell’uomo, degli animali e delle piante. Un elemento tanto prezioso da essere rinominato l’oro blu e da fare sorgere in tutto il mondo, Italia compresa, movimenti per la sua tutela come bene comune dell’umanità. Un impegno sfociato nella risoluzione ONU del 28 luglio 2010 che ha dichiarato per la prima volta nella storia il diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale”. Un diritto da salvaguardare sempre più poiché si tratta di una risorsa in via di depauperamento a causa dell’inquinamento che ne impedisce l’utilizzo, dei cambiamenti climatici che erodono le grandi riserve chiamate ghiacciai e dell’eccessivo prelievo che compromette le falde acquifere. Con il rischio di vedere crescere in futuro le persone che non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicura, oggi stimate dal Consiglio Mondiale dell’Acqua in 923 milioni (12% della popolazione mondiale), delle quali 319 milioni residenti nell’Africa Sub-Sahariana (32%), 554 milioni in Asia (12,5%) e 50 milioni in Sud America (8%). Un problema con ripercussioni di rilievo: l’insicurezza delle risorse idriche ha un costo stimato sull’economia globale di 500 miliardi di dollari all’anno e provoca 3,5 milioni di decessi all’anno a causa di malattie legate all’acqua.

Preferire diete vegane e vegetariane

L’importanza dell’acqua rende importante ridurne il consumo, in particolare attraverso le scelte nutrizionali. Una persona, infatti, beve in media 2 litri di acqua al giorno, “ma senza accorgercene utilizzia fino a 5.000 litri di acqua “virtuale” al giorno solo per alimentarsi”. Secondo BCFN nutrirsi con cibo “povero” di acqua potrebbe abbassare fino a 2.000 litri pro capite il nostro impatto idrico quotidiano, ossia fino a 730.000 litri l’anno. Un valore di rilievo se si pensa che “l’impronta idrica globale ammonta oggi a 7.452 miliardi di metri cubi di acqua dolce l’anno, pari a 1.242.825 litri pro-capite (2,232 milioni in Italia), cioé più del doppio della portata annuale del fiume Mississipi”. Per capire quali cibi privilegiare la Fondazione Barilla ha creato un’infografica con l’impronta idrica della “piramide alimentare, ossia l’ammontare di acqua utilizzata in tutte le fasi di produzione dei principali viveri. Dalle elaborazioni dei responsabili di BCFN emerge che una dieta vegana contiene acqua virtuale di circa 940 litri, quella vegetariana intorno ai 1.500/2.600 litri mentre con una ricca di carne si arriva ai 4.000/5.400 litri. “Tradotto in pratica significa che mangiando, ad esempio, una porzione di crema di ceci insieme con un piatto di fagiolini e patate cotte al vapore con scaglie di grana e un frutto, si mangiano – senza accorgersene – anche 1.446 litri di acqua; invece, sostituendo lo stesso pasto con un filetto di manzo, una porzione di insalata mista condita con olio, una fetta di pane e un frutto i litri di acqua salgono a 3.244”.

Annunci
Small-Facebook-Logo
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: