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Un decalogo per non sprecare

AlimentiDecalogo BLOG Le parole degli altri – Dei numeri delle sperpero alimentare vi abbiamo già scritto in passato, ora torniamo in occasione della Giornata nazionale di prevenzione allo spreco del 5 febbraio fornendo una sintesi dei dati e il decalogo elaborato da Enea per provare a ridurre i rifiuti alimentari. I numeri rimangono impressionanti: secondo la FAO in Italia il cibo finito in pattumiera potrebbe sfamare quasi 44,5 milioni di persone e nel mondo ogni anno svanisce un terzo della produzione alimentare pari a 1,3 miliardi di tonnellate solo considerando la frazione commestibile. Si, perché lo spreco non è soltanto un’offesa a chi soffre la fame, ma uno vero spreco di risorse preziose che potrebbero essere utilizzate per ridurre l’impatto ambientale e per fare crescere l’economia. Secondo l’Unione europea dalla “spazzatura” si potrebbero ricavare bioplastiche, energia o biocarburanti: con il riciclo dei rifiuti al 70% e lo smaltimento in discarica al 5%, grazie all’economia circolare si potrebbero creare entro il 2030 580.000 posti di lavoro e risparmi per le imprese pari all’8% del fatturato annuo. Chi desidera approfondire statistiche e problematiche dello spreco vi consigliamo gli articoli pubblicati da Enea e da Adnkrons, il dettagliato comunicato stampa della Fondazione BCFN e i siti Spreco Zero e del Food Sustainability Index dal quale abbiamo recuperato l’infografica proposta sotto.

Dieci regole contro lo spreco di Enea

1. Valuta il più possibile il quantitativo di cibo che può essere realmente consumato in un pasto medio e aiutati con la lista della spesa: potrà essere utile per evitare avanzi (e i conseguenti sprechi). Per un esempio di porzione media per un pasto ordinario vedi qui.

2. Quando fai la spesa, controlla la scadenza dei prodotti, pensando a quando utilizzarli, perché il mancato consumo si traduce automaticamente in uno spreco. Reimpiegarlo in seguito

3. Fai attenzione alle etichette: scegli prodotti che riportano informazioni su tecnologie o ingredienti che aiutano a limitare lo spreco alimentare. Il latte, ad esempio, può essere sottoposto a processi (come la pastorizzazione ESL, Extended Shelf Life, o la microfiltrazione) che ne mantengono inalterate tutte le proprietà estendendone notevolmente la “vita sullo scaffale”; alcuni prodotti come biscotti, grissini, fette biscottate vengono arricchiti con aromi di origine vegetale estratti con processi sostenibili che prevengono l’irrancidimento in modo naturale e sicuro.

4. Cerca di scegliere prodotti con indicato il destino della confezione a ‘fine vita’: così contribuirai a ridurre la quantità di indifferenziata nell‘immondizia.

5. Preferisci il biologico, in quanto l’agricoltura bio riduce i consumi energetici di agricoltura e industria alimentare di almeno il 25%, consente di ridurre le emissioni di CO2 e non inquina le falde acquifere perché non impiega fertilizzanti e fitosanitari di sintesi.

6. Nel preparare le vivande con alcuni semplici accorgimenti puoi migliorare la conservazione dei cibi: ad esempio, insalate o verdure vanno condite solo al momento di servirle; così si mantengono più a lungo e possono essere consumate in pasti successivi.

7. Crea nuove pietanze utilizzando gli avanzi di cucina, con fantasia e creatività.

8. In occasione di feste e ricevimenti, valuta se gli avanzi possono essere consumati a breve e invita gli ospiti a portare con loro parte di quello che è avanzato.

9. Informati sui programmi contro lo spreco alimentare della tua città, oppure organizzati per donare il surplus alimentare alle onlus che raccolgono gli avanzi di cibo “buono” e lo redistribuiscono a chi ne ha bisogno, ad esempio Banco Alimentare  e Avanzi Popolo.

10. Metti gli avanzi di cibo (insieme agli shopper in bioplastica biodegradabile e compostabile!) nella raccolta dell’umido: si trasformeranno in ottimo compost. Il compost ‘fatto in casa’ con la trasformazione dell’organico ha un “valore” sia in termini di minori spese di smaltimento (ogni tonnellata di frazione organica in discarica costa alla comunità circa 200 euro, cioè il 50% delle spese totali per la gestione dei rifiuti), sia in termini di mancato guadagno derivante dalla commercializzazione del compost (che può variare da 20 euro/ton per i prodotti all’ingrosso a circa 3 euro per Kg per prodotti venduti al minuto).

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Questa voce è stata pubblicata il 3 febbraio 2017 da in Blog, Enogastronomia con tag , , .
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