Slow Revolution

informazioni per un mondo più consapevole

Istantanee di un’utopia

istantanee-di-un-utopia-copyright-francesco-comelloFOTOGRAFIA FPmag – Si può fotografare un’utopia? Francesco Comello ci ha provato e con il lavoro Isle of Salvation ha conquistato la giuria del World.Report Award | Documenting Humanity 2016, trionfando nella categoria Spot Light Award, da sempre riservata ai fotografi emergenti. Isle of Salvation tratteggia infatti il profilo di una piccola comunità russa fondata negli anni Novanta da un prete ortodosso e cresciuta in silenzio alla periferia di Mosca grazie alla capacità dei suoi membri di trovare forza, ragione e conforto nella parola di Dio. Una comunità nata in origine per riunire una trentina di persone che desideravano vivere nel pieno rispetto dei principi del Vangelo, ma poi trasformatasi nel tempo in qualcosa di diverso, in qualcosa di più simile a un centro spirituale, educativo e culturale, capace di accogliere e crescere all’ombra della fede e dell’amor di patria centinaia di ragazzi e ragazze spesso problematici.

L’Isola della Salvezza fotografata da Francesco Comello rappresenta, dunque, una sorta di anomalia per la nazione russa. Qui non esistono cellulari, TV o denaro. Né il traffico. Qui il tempo è scandito dalle stagioni, dal ritmo lento della raccolta e della semina, dal rassicurante alternarsi di luce e buio. Qui mente, corpo e anima vengono nutriti e fortificati con lo stesso intenso rigore. Qui si coltiva e si alleva. Qui si prega e si studia. Qui si canta e si danza. E ci si addestra. L’Isola della Salvezza è “un’utopia educativa fuori dal mondo, ma immersa nella storia”, scrive Comello nel testo introduttivo alla mostra che presenta il lavoro presso Palazzo Barni a Lodi in occasione del Festival della Fotografia Etica, “dove l’impegno di ognuno volto alla trasformazione individuale e alla crescita armoniosa mantiene viva la speranza”. La speranza di una vita diversa, di una redenzione che, forse, solo allontanandosi dal frastuono della modernità può essere ancora intravista. Giusto? Non sta a noi deciderlo.

Speranza e redenzione sono parole spesso fraintese nel mondo contemporaneo, almeno quanto i concetti che sottendono. Corriamo troppo per comprenderle a pieno. Sono sostantivi complessi, con significati stratificati nei secoli che presuppongono un investimento di tempo e di studio che non siamo più disposti ad accettare. Per provare a sfiorarne il senso più profondo, occorre perciò voltarsi continuamente indietro, guardare verso esistenze ormai svanite nell’oblio. Oppure fare un passo a lato, e cercare di percepire il sentire di chi prova a percorrere una strada alternativa per riagguantarle. Ed è quello che sembra aver fatto Francesco Comello osservando per anni, con il cuore aperto, questa particolare comunità russa.

Nel suo lavoro si avverte infatti una sorta di frattura diacronica. Il fluire del tempo è come sospeso, e la realtà rappresentata cristallizzata in un passato che passato non è. In un presente pieno, vivido, ma senza più divenire. Sembra un discorso sul fotografico, ma in realtà è solo il tentativo di descrivere la particolare connotazione assunta dalla dimensione temporale nelle immagini di Francesco Comello. Il suo è un tempo evocativo, una vertigine temporale in cui aleggia lo spettro di una certa poesia romantica, ricomposta e rimodellata in forma fotografica. Complice il bianconero e l’essenza stessa della storia narrata, le immagini si fanno così rarefatte, quasi oniriche, potenti più per quel che non dicono che per ciò che mostrano e affermano.
Si può fotografare un’utopia? Forse sì…del resto, come spiega lo stesso autore nel video
, non stiamo parlando di fotogiornalismo.

Stefania Biamonti – FPmag

Galleria fotografica, video intervista a Francesco Comello, link ai siti del Festival di Fotografia Etica e dell’autore sono visibili qui

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2017 da in Fotografia con tag , , , , , .
Small-Facebook-Logo
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: