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Una legge per tutelare gli onesti

campagna-riparte-il-futuroAGIRE Campagna #vocidigiustizia – Calcolare il mercato della corruzione in Italia è complicato. In molti ci hanno provato giungendo a stime diverse. Per alcuni studi è di 60 miliardi euro all’anno, per altri si arriva a superare i 100 miliardi equivalenti al 6% del PIL nazionale. Di certo c’è solo che la corruzione è tanta e in crescita. E che a pagarla siamo tutti noi. Secondo un rapporto del 2015 effettuato da Mario Baldassarri per il Centro Studi Economia Reale la rimozione di corruzione e sprechi tra il 2002 e il 2014 avrebbe consentito all’Italia di raggiungere un PIL più alto di almeno 128 miliardi di euro, di avere fino a un milione e 180 mila posti di lavoro in più e di ridurre il debito pubblico di una cifra compresa tra 530 e 840 miliardi di euro. In termini pratici, secondo il professore di economia all’Università di Bologna Lucio Picci, il danno sarebbe di 10.607 euro pro capite all’anno.

Proteggiamo i soffiatori di fischietto

Se a pagare sono tutti gli abitanti italiani, ci sono dei cittadini che versano un prezzo ancora più alto. Sono gli whistleblower (letteralmente soffiatore di fischietto), brutto termine che si riferisce ai lavoratori che rilevano o denunciano una possibile frode o un ipotetico rischio corruttivo all’interno delle aziende private e pubbliche dove operano. Un ruolo di “interesse pubblico” che consente di fare emergere casi di corruzione o concussione, ma pure possibili truffe contro la cittadinanza, danni ambientali, operazioni finanziarie illecite e molti altri reati. Persone che dovrebbero essere premiate e invece spesso pagano il loro senso civico con licenziamenti, rimozioni, esclusioni dai ruoli di vertice e altre “punizioni” esemplari. L’elenco delle “vittime dell’onestà” è lungo, sia nelle società di capitali, sia negli enti pubblici, come dimostrano le 200 segnalazioni ricevute dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nel 2015. Uno di questi è Andrea Franzoso, dipendente delle Ferrovie Nord Milano che ha denunciato le “spese pazze” (oltre 600.000 euro) della dirigenza ricevendo in cambio la marginalizzazione dal lavoro. E oggi protagonista della campagna #vocidigiustizia promossa da Transparency International Italia e da Riparte il futuro.

La petizione per un legge efficace

L’iniziativa delle due associazioni è di sollecitare la Commissione Affari Costituzionali del Senato a discutere al più presto il disegno di legge Businarolo sulla protezione dei whistleblower deliberato dalla Camera lo scorso gennaio. L’intento è accelerare l’iter per la rapida approvazione di una normativa efficace “che incentivi a segnalare il malaffare e che difenda chi subisce mobbing e ritorsioni per aver fatto il proprio dovere”. Perché, come cita il comunicato di Riparte il futuro e Trasparency International Italia, “i cittadini che decidono di esporsi in prima persona, segnalando casi di corruzione e ruberie a danno della collettività sono i primi veri garanti della legalità, ma nonostante questo non godono oggi di una protezione adeguata, né gli viene riconosciuto alcun merito dalle istituzioni che essi difendono. In assenza di tutele e garanzie, moltissimi episodi di corruzione non emergono, perché chi ne è stato testimone ha paura a denunciare temendo per il proprio posto di lavoro o, alcune volte, per la sua stessa vita. Così come i testimoni di giustizia hanno contribuito a contrastare le mafie, i whistleblower potrebbero aiutarci ad arginare la corruzione, fenomeno che costa svariati miliardi di euro al nostro Paese e che mina la qualità dei servizi essenziali come sanità, trasporti pubblici e scuole”. Per fornire supporto alla campagna a favore della protezione dei whistleblower è possibile firmare la petizione sottoscrivibile qui: www.riparteilfuturo.it/whistleblower-italia.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2016 da in Agire con tag , , , , .
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