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Razzismo

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BLOG Cecigian – “Conosco una sola razza, quella umana”, spiegava Albert Einstein al suo arrivo negli Stati Uniti nel 1933 agli allibiti impiegati dell’ufficio immigrazione dopo avere scritto “umana” alla voce “razza” del modulo di accettazione. Un’intuizione in seguito confermata da scienze come antropologia, biologia e genetica capaci di dimostrare che le differenze tra gli individui di tutto il mondo sono minime poiché l’umanità deriva da un unico ceppo. Le difformità apparenti, come colore della pelle e lineamenti, sono da attribuire all’adattamento ad ambienti esterni diversi avvenuto nel corso dei millenni dando vita a varie etnie. A convalidare la scienza è arrivato pure l’intelletto con una vasta letteratura a difesa dell’uguaglianza tra gli uomini sfociata in diversi romanzi e saggi, ma pure in Costituzioni, compresa la nostra. Valori rimarcati, tra l’altro, con la Dichiarazione sulla razza dell’Unesco del 1950 e con la successiva Dichiarazione sulla razza e sui pregiudizi razziali del 1978. Il razzismo, dunque, non ha basi scientifiche e quelle culturali sono da attribuire soltanto alle strategie di propaganda rivolte a raccogliere consenso a fini politici o economici. Perché, come spiega Umberto Eco, “avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo” (da “Costruire un nemico e altri scritti occasionali”, Bompiani 2012). Un meccanismo consolidato impiegato dagli strateghi del conflitto da millenni perché più semplice ed efficace da attutare rispetto alla creazione di teorie più complesse, come quelle tese a definire il “buono” e il “cattivo” sulla base di valori e comportamenti anziché sulla connotazione della pelle o della credenza religiosa. Un meccanismo basato su teorie fasulle che fanno leva su una presunta purezza della “razza” oggi, di fatto, inesistente. Per disintegrare il teorema razzista basterebbe un test del DNA, come suggerito da un simpatico video, o citare le storie di conversioni repentine, come quella di Csanad Szegedi, estremista di destra, antisemita ed eurodeputato ungherese che diventa assiduo frequentatore della sinagoga dopo la scoperta di avere origini ebree. Lo stesso richiamo a identità specifiche appare fievole considerato che le culture sono contaminate tra loro, compresa l’occidentale con il blues “nero” a sfociare nel rock “bianco”, l’arte africana a ispirare i quadri di Picasso o la cucina araba a influenzare quella sicula. E le difformità di pensiero e abitudini tra i popoli, più che un ostacolo, sono risorse per un arricchimento reciproco e un miglioramento della società nel suo complesso come sostenuto da diversi studi e dal Rapporto Unesco su diversità culturali e dialogo interculturale. Per contro, le uniche certezze del razzismo sono quelle di avere facile presa tra i popoli e di generare odio e violenza come ben raffigura la vignetta di Cecigian. Se non concordate con quanto affermato temo che potreste essere affetti da quella che lo psichiatra Vittorino Andreoli definisce regressione culturale che nella migliore delle ipotesi vi riporta al 1855, anno nel quale Joseph Arthur de Gobineau scrisse il “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” considerato il fondamento del razzismo moderno. Tutto il resto è noia. Fine della discussione.

Cecigian

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Questa voce è stata pubblicata il 24 luglio 2016 da in Blog con tag , , , , , , .
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