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Tre proposte per la mobilità ciclistica

La stazione delle bicicletteMOBILITA’ Intervista a Davide Maggi – Come promuovere la mobilità dolce? Lo abbiamo chiesto a Davide Maggi, “ciccio” per gli amici, uno dei massimi esperti delle due ruote del milanese. Possessore di cinque biciclette e grande pedalatore, ha trasformato la propria passione per il ciclo nella propria attività. Dal 2003 con amici ha creato La Stazione delle Biciclette di San Donato Milanese, una struttura che fornisce numerosi servizi ai cittadini, dalla riparazione alla gestione del bike sharing, e promuove la cultura delle due ruote con diverse iniziative. Un dinamismo che è valso alla bicistazione il “Premio innovazione amica dell’Ambiente” di Legambiente nel 2004 e che è divenuto un riferimento per progetti similari.

Quali sono le priorità per incentivare la mobilità ciclabile?
Di interventi possibili ne esistono innumerevoli, come migliorare la
sicurezza o creare infrastrutture adeguate. Io però vorrei concentrarmi su tre aspetti meno noti, a cominciare dalla cultura della bicicletta. Penso che sia un aspetto sul quale è difficilissimo lavorare perché nella nostra società le due ruote sono percepite come mezzo al quale non dedicare tempo e denaro. Si tende a cercare la bicicletta povera, un orientamento che ritengo perdente: dà poca soddisfazione a chi l’acquista, funziona male e spesso si trasforma in uno spreco perché non è riparabile e la si abbandona. Viceversa, ritengo che una cultura opposta a quella “usa e getta”, che poi è quella tradizionale dell’artigianato italiano, gioverebbe molto alla diffusione della mobilità ciclabile. Un cultura che considerava la bici come un valore da preservare nel tempo.

Però esiste il problema dei furti?
Esatto. E questo il secondo aspetto su quale intervenire. Sono convinto che il
furto è una conseguenza della svalutazione della bici. Ovvero, le persone pensano che le biciclette valgono molto poco, quindi sono disposte a spendere poco generando un mercato del rubato. Certo, quello del furto è un enorme problema che tende a dissuadere le persone da curarsi la propria bici, da farsela riparare, da cambiare i pezzi quando sono arrugginiti. Rispetto a questo, da una parte ci vuole passione per la propria bici, quindi attenzione a non lasciarla incustodita, a legarla bene, a investire qualche soldo nei dispositivi di sicurezza. Certamente ci potrebbero essere delle azioni istituzionali forti nei confronti del furto. Ad esempio nel Nord Europa ci sono numerosi parcheggi come La Stazione delle Biciclette dove lasciare le bicicletta custodita per tanto tempo senza avere paura di non ritrovarla al ritorno.


Qualcuno ha proposto una sorta di targa?
Si, può funzionare, ma vanno pensati in proporzione allo scarso valore che ha la bici. Un’applicazione complessa, come i
codici che vengono “tatuati” sul telaio, mi paiono costosi e poco efficaci perché nessuno controlla mai le bici. Dovrebbe esserci un sistema molto intelligente come quello con riconoscimento automatico attraverso apparati elettronici. Credo che potrebbe essere una soluzione avveniristica ed efficace. E penso che se i milioni erogati in passato in incentivi per l’acquisto di cicli nuovi fossero stati destinati per risolvere una volta per tutte il problema dei furti forse sarebbero stati spesi meglio.

E qual è il terzo aspetto di stimolo all’uso della bici?
Credo che la bici non deve essere intesa soltanto nella sua “forma” tradizionale, ma che dovrebbe comprendere la
moltitudine di varietà esistenti. Nel Nord Europa esistono un’ampia offerta di modelli, dalla bici reclinata fantastica per i percorsi pianeggianti a quelle pieghevoli che ti porti sul tram, da quelle da viaggio a quelle per il trasporto di oggetti. In Italia, dopo anni di scetticismo, stanno finalmente prendendo piede le diverse visioni del ciclo e noi facciamo del nostro meglio per continuare a promuoverle. Studiamo la storia di ogni tipologia di bici e ne seguiamo le innovazioni per potere consigliare e proporre i modelli più adatti per ogni specifico utilizzo. E quelli più in armonia con i desideri di chi pedala, perché la bici giusta aiuta non solo a ottimizzare i propri spostamenti, ma pure a rendere più divertente la vita.


E non credi che la presenza di una rete ciclabile potrebbe essere utile?
Ho viaggiato spesso in Europa e ho goduto nell’usufruire di
piste ciclabili diffuse e ammetto che girare in certe zone è bellissimo. Però bisogna anche considerare che in città dalla forma medievale come Milano e altre località italiane è un po’ utopico pensare che venga ricostruita da zero una rete ciclabile. Non si può avere quello come limite per lo sviluppo di una cultura ciclistica. Certo, dove non possono convivere bici e auto si dovrebbe evitare l’accesso della auto. E soprattutto garantire più rispetto al ciclista come utente delle strada. In questo modo le persone possono prendere coraggio per pedalare in strada. Inoltre, non tutti hanno le stesse esigenze in bici: a me piace viaggiare veloce sulla strada, ma quando esco con mia figlia desidero che lei possa muoversi in sicurezza. Un’amministrazione dovrebbe trovare soluzioni per soddisfare ogni ciclista o, almeno, conoscere le esigenze dei cittadini e stabilire delle priorità.


Un commento sulla bici a pedalata assistita?
Il 98% degli spostamenti può essere fatta con bici a pedalata naturale. Quella assistita può avere senso per scopi specifici. Può servire a chi ha problemi fisici o deve fare tanta strada e non vuole fare sport. Ma può rilevarsi anche un mezzo per
favorire la diffusione delle due ruote. Chi abita a 20 km dalla città e vuole rinunciare all’auto, può utilizzare la pedalata assistita per andare avanti e indietro senza sudare presentandosi in ufficio in perfetto stato. Insomma, ha senso, ma deve essere fatta bene. Evitate quelle cinesi. Per una buona bici elettrica ci vogliono almeno 1.500 euro: deve essere resistente, avere telaio e componenti in grado di supportare lo sforzo di batterie e motore elettrico e altri accorgimenti tecnici. Se volete spendere poche centinaia di euro avrete solo modelli “usa e getta”. Una cultura dal quale è meglio stare il più lontano possibile.


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Questa voce è stata pubblicata il 23 marzo 2016 da in Mobilità con tag , , , , , .
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