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Ladri di biciclette? Meglio ciclisti più furbi

Foto furto biciMOBILITA’ Furti, sistemi di identificazione e trucchi – È quasi primavera, e le biciclette dei più pigri – quelli che in città e dintorni usano la bici solo nei mesi caldi – escono timidamente dal rugginoso letargo, passato in cantine, garage o cortili. Oltre alla gioia di pedalare e al piacere di usare un mezzo davvero efficiente nel paesaggio urbano, aumentano così le biciclette circolanti ed anche il problema della sicurezza sulle strade, del rispetto delle regole da parte di tutti i veicoli e dei cittadini. Si ripropone il tema di una cultura della ciclabilità che in Italia stenta a decollare come altrove. Ma il problema più presente nell’agenda del ciclista urbano, integralista o episodico che sia, è senz’altro il furto del mezzo, ovvero l’estrema facilità e frequenza con la quale i ladri operano nel tessuto urbano e suburbano.

Le biciclette sono molto spesso legate in modo approssimativo, e i ladri lo sanno. Gli utensili portatili per il taglio del metallo (flessibili a batteria, trance a mano) sono così economici, miniaturizzati ed efficienti che per un ladro tagliare un lucchetto standard è uno sforzo meno faticoso che cercare l’accendino per fumare una sigaretta. Le biciclette sono scelte dal ladro indipendentemente dal loro valore, più che altro per la facilità di essere rubate e rivendute. È inutile comprare una bici scadente, il ladro sa che per poche decine di euro la rivenderà lo stesso: sarà invogliato a tentare, soprattutto se per tagliare il lucchetto ci vogliono pochi secondi!

Le proposte delle istituzioni

Al momento le istituzioni non hanno un piano per contrastare il furto delle biciclette, endemico nel nostro paese. A parte una delle quote più basse di polizia urbana pro capite in Europa, la costituzione di un registro nazionale che aiuti a rendere la bici un po’ meno “mobile” come bene sembra in altro mare. Ci sono poi centinaia di proposte da parte di aziende private, soprattutto nella direzione di una marcatura della bicicletta, ma nessuna di queste convince. A questo proposito, basterebbe rendere obbligatorio alle case costruttrici l’adozione di un codice unico, come l’IBAN bancario, a diffusione europea, da stampigliare sotto al telaio, come la maggior parte dei costruttori fa già. Ma ciò presupporrebbe una banca dati, che come ho detto manca. Questi provvedimenti di tipo amministrativo sono poco più che accademici nei confronti di un fenomeno così incisivo sulla diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. Oppure, pensando male, sono modi di aumentare la profittabilità del ciclista, come si è visto a proposito delle avventate proposte di targare le bici. Altro problema a questo livello è dato dalla scarsità di denunce per i furti, che dipendono dalla qualità scadente delle biciclette circolanti.

Prevenire è meglio che curare

Alternative? Un sano egoismo. Bisogna volere che sia rubata la bici accanto alla nostra, quella del nostro prossimo, non la nostra. Il primo consiglio è quindi investire. Investire nella bicicletta, acquistando senza paura un mezzo adeguato a tutti i percorsi e le situazioni ed usandolo sempre, aumentando così il traffico ciclistico per renderlo importante agli occhi di tutti. È questa la chiave fondamentale per evitare i furti: finché la bicicletta non entrerà nelle nostre vite dalla porta principale saremo anche esposti al furto facile. Un catorcio comprato per evitare il furto non serve a voi e fa contenti i ladri che lo rubano sempre volentieri. Quindi, investire nei lucchetti. Un buon lucchetto costa almeno 60 euro, e sono soldi spesi bene, perché il ladro ci mette più tempo per aprirlo, quindi ci pensa due volte. Altro consiglio: legare con due lucchetti, di diverso tipo. Se il ladro ha con sé l’utensile per, poniamo, tagliare l’anello di una catena, difficilmente avrà anche il flex per segare un lucchetto ad “U”; e viceversa. In assoluto, è meglio privilegiare i lucchetti ad “U” piuttosto che le catene, ma è insieme che lavorano meglio. I cavi d’acciaio o in assoluto i lucchetti flessibili e le catene piccole sono come burro per i ladri e devono servire a legare solo le parti minori, come una ruota o la sella. Ripeto: se un ladro, che apre comunque qualsiasi lucchetto, deve scegliere se tagliare uno da dieci secondi o uno da cinquanta o da un minuto e mezzo, secondo voi cosa sceglierà?

L’arte di legare la bicicletta

A questo punto bisogna imparare come legare la bici, e qui arriva il problema vero del ruolo delle istituzioni nell’informazione e nella prevenzione: garantire ai ciclisti strutture di parcheggio efficienti. Nelle città italiane si vede di tutto. Rastrelliere, archetti, spirali, ferma ruota, e chi più ne ha più ne metta, spesso in condivisione con motociclette, scooter e ciclomotori, che occupano il doppio dello spazio. Molti scelgono purtroppo i pali della segnaletica, perché a conti fatti sono più sicuri. È a proposito del tema dei parcheggi che si avvertono le lacune delle istituzioni, ancor prima che per la scarsità delle piste ciclabili. Le infrastrutture di parcheggio, spesso assenti o inadeguate nei progetti di riqualificazione urbana, dovrebbero essere esclusive per le bici, unificate come modello e sempre agganciate alla rete dei trasporti per una corretta intermodalità (bici+treno, bici+auto, etc.). La struttura di parcheggio più efficiente è quella che permette di assicurare sia il telaio che le due ruote alla stessa struttura, evitando così anche il furto parziale (ad esempio: la ruota anteriore rubata, oppure una ruota lasciata sulla rastrelliera e la bici sparita). Avere due lucchetti di tipo diverso aiuta a disorientare il ladro, che in genere ha l’attrezzo per aprire quello di un solo tipo. Con il lucchetto principale, magari del tipo rigido, a “U”, si lega la ruota anteriore ed il telaio alla struttura; con una catena di piccole dimensioni o un cavo flessibile, la ruota posteriore e magari anche la sella. È in questo modo che si scoraggia il ladro, che deve mettere in conto molti minuti di lavoro e quindi una maggiore esposizione la rischio di essere scoperto. E passa quindi, nella maggior parte dei casi, alla bici accanto alla nostra.

Lucchetto e catena possono essere trasportati nelle borse da portapacchi, un accessorio che il ciclista urbano usa anche per fare la spesa e pedalare senza carichi sulle spalle, o al limite nel cestino anteriore. La destrezza necessaria per legare la bici in pochi secondi si acquista con poca pratica, e diventa un riflesso condizionato. Sì, perché il migliore consiglio per non farsi rubare la bici è intanto quello di legarla sempre, anche se si entra da qualche parte per pochi secondi. Ma dove prendere i soldi per finanziare il proprio futuro ciclabile? Semplice, basta vendere l’automobile!

Federico Del Prete, CycloPride Italia APS

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Questa voce è stata pubblicata il 5 marzo 2016 da in Mobilità con tag , , , , .
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