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Vivere di bici nel tempo dell’auto

La stazione delle bicicletteMOBILITA’ Intervista a Davide Maggi – “Sostenere e incentivare la mobilità ciclistica significa offrire un kit completo di opportunità al cittadino: non solo piste ciclabili o zone a traffico limitato, ma anche Bicistazioni per il noleggio, il ricovero e la riparazione, aree di sosta, stalli e rastrelliere, punti di informazioni e assistenza, (…) abbonamenti e servizi integrati che facilitano l’intermodalità”. È il pensiero di Marco Menichetti, allora responsabile osservatorio Vas (Verdi ambiente e società) e oggi manager della Fondazione Legambiente Innovazione, espresso durante I Conferenza nazionale della bicicletta, evento del 2007 i cui atti sono pubblicati nel libro “Due ruote per il futuro”. A sostegno della propria tesi il relatore ha portato il caso de La Stazione delle Biciclette di San Donato Milanese, struttura nata nel 2003, vincitrice l’anno seguente del “Premio innovazione amica dell’Ambiente” di Legambiente e da allora punto di riferimento per nuovi progetti di Bicistazioni.

Con la passione nell’animo
A decretare il successo della “Stazione” sono, secondo Menichetti, “un solido rapporto con gli utenti, l’attenzione alla
qualità del servizio di riparazione, la definizione di orari di apertura ben calibrati” e, aggiungiamo noi, l’ampiezza dei servizi offerti e la passione dei gestori. Una passione che abbiamo ritrovato negli occhi e nelle parole di Davide Maggi, uno dei responsabili della struttura milanese e “macinatore” instancabile di pedalate, quando l’abbiamo intervistato per conoscere l’esperienza della “Stazione”.

Come nasce l’idea della stazione delle biciclette?
Nasce nel 2003 dalla confluenza di due realtà: il
Comune di San Donato, che ha costruito la struttura con l’idea di dedicare uno spazio ai ciclisti e ai servizi per la bicicletta, e l’associazione Più Bici dalla quale proveniamo. Si tratta di un gruppo di persone riunite dall’esperienza della “critical mass”, un movimento spontaneo fortemente antiautomobilista che rivendica lo spazio pubblico e della strada a favore della bici, e desiderose di andare oltre passione individuale. L’obiettivo era di creare azioni di supporto alla diffusione della bicicletta e di condivisione dell’amore per le due ruote.

Che supporto vi fornisce l’amministrazione comunale?
Loro ci forniscono gli spazi e, in cambio, noi offriamo servizi alla cittadinanza e ai ciclisti. Ci occupiamo del
bike sharing comunale, gestiamo il noleggio e la custodia delle bici. Inoltre, facciamo da punto di scambio intermodale tra il mezzo pubblico e la bicicletta. Le persone possono venire qui in bici dalle loro abitazioni per prendere il mezzo pubblico o viceversa arrivare con la metropolitana e raggiungere gli uffici a San Donato con i cicli che tengono in custodia presso di noi. Sono servizi che rendiamo disponibili dalle 7.30 alle 19.30 e le cui tariffe di servizio non riescono a coprire i reali costi di gestione. Lo facciamo per passione e perché lo consideriamo un modo per promuovere la bici.

Quali altre attività proponete?
Ai servizi si affiancano le
attività più commerciali: la vendita di cicli, ricambi, accessori, libri e altri oggetti utili, nonché la riparazione e la manutenzione dei mezzi. Culturalmente siamo vicini alle ciclofficine, anche se non consentiamo l’autoriparazione. In compenso, siamo molto attenti a comunicare alle persone i dettagli delle riparazioni e i principi base dell’autoriparazione. E poi, organizziamo diversi eventi, come presentazioni di libri, serate dove si raccontano i viaggi e quant’altro.

Cosa vi spinge a dedicarvi tanto nella promozione della cultura delle due ruote?
Siamo prima appassionati e dopo imprenditori. E quindi la vediamo sempre dal punto di vista dell’appassionato. Ad esempio, essendo sostenitori del “fai da te” organizziamo l’ultimo fine settimana di settembre una
gara di autoriparazione nel quale coinvolgiamo semplici appassionati, squadre di ciclismo e ciclofficine. Raccogliamo dei rottami, li selezioniamo e li cataloghiamo in base ai livelli di difficoltà e li diamo in pasto alle squadre di meccanici. Che li devono rimettere a nuovo. Il bello è che da questa pattumiera vengono ricavati delle bici funzionanti dalla cui vendita si ricavano soldi da dare in beneficenza o per progetti che sostengono l’utilizzo della bicicletta nei Paesi svantaggiati.

È difficile vivere di biciclette al giorno d’oggi?
Non è facile vivere di bici in questo periodo, soprattutto cercando di lavorare bene e di trasmettere dei
valori, l’idea che la bicicletta è un mezzo pratico, veloce, sostenibile ed etico. Un mezzo fantastico che, purtroppo, nella nostra società è stato molto svalutato nel corso degli anni. E questo ci rende difficile il lavoro quotidiano. A complicarci la vita è pure la sempre maggiore diffusione di prodotti di scarsa qualità che richiedono interventi più lunghi. Per avere un riscontro puntiamo tutto sulla qualità, sia in tema di prodotti venduti sia di assistenza. Cerchiamo di trasmettere il messaggio che la bicicletta è meccanicamente semplice, ma molto raffinata. Meglio spendere un po’ di più per comprarne una di buon livello e non avere problemi piuttosto che risparmiare all’acquisto e dovere avere bisogno di continui interventi. Insomma, deve essere affidabile. Voi vorreste un’auto che richiede tanta manutenzione? Credo proprio di no. Per la bici vale lo stesso ragionamento.

Per approfondire
La Stazione delle Biciclette

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Un commento su “Vivere di bici nel tempo dell’auto

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