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Il ricatto dell’obesità

Copyright Lisa Krantz - Il ricatto dell'obesità

Hector Garcia Jr si riposa dopo aver camminato un pochino per la prima volta nella piscina del Palo Alto College Aquatic Center nel maggio 2011. A causa dei problemi alle ginocchia, Hector non può camminare senza l’aiuto di qualcuno, ma ha potuto farlo in acqua dove sente meno dolore e dove ha iniziato un programma di allenamento basato sul camminare in piscina. «Ero solo un bambino paffuto, non ero enorme. Ero solo un bambino paffuto, ma ho imparato che i bambini non mi sceglievano nella loro squadra proprio perché ero in carne. Non ero invitato alle feste, perché ero cicciottello. Quindi già da piccolo mi sono sentito messo in disparate e non capivo cosa stavo facendo. Ho capito il mio problema solo in età adulta». Maggio 2011. © Lisa Krantz/San Antonio Express-News.

FPmag Lisa Krantz – C’è paura, dolore e tanta, tanta disperazione nelle immagini di Lisa Krantz esposte nell’Ex Chiesa di San Cristoforo durante il Festival della Fotografia Etica 2015 di Lodi. Disperazione per ciò che lo specchio, impietoso, restituisce ogni giorno. Disperazione per ciò che si è, per la solitudine imposta dalla vita che si è costretti a vivere nonostante i sacrifici, gli sforzi, l’ostinazione. Disperazione per la consapevolezza di ciò che si è perduto e si continuerà a perdere, per ciò che si sa essere l’epilogo se non si riesce a cambiare. A non cedere a quella tentazione. Un dolore latente, ma costante, che spingerà il protagonista di questa drammatica storia, Hector Garcia Jr., a cercare costantemente conforto nel cibo. Un gesto divenuto vizio, un vizio che lo porterà alla morte.
Per Hector, infatti, il cibo è stato per quasi tutta la vita qualcosa in cui rifugiarsi; l’amico più caro e, allo stesso tempo, il nemico peggiore. Affetto da una grave forma di obesità, quest’uomo ha visto la vita scivolargli lentamente via tra le dita. L’ha vista spegnersi, poco a poco, mentre ormai quasi del tutto incapace a muoversi languiva tra le pareti della sua stanza a San Antonio, in Texas. Tuttavia, nonostante tutto, Hector non ha mai smesso di combattere strenuamente, di provare a fermare quell’oscura spirale che vedeva nel suo continuo ingrassare il più tetro presagio. Una lotta ingaggiata innanzitutto contro sé stesso, ma anche contro quel mondo, là fuori, che lo ha sempre deriso ed emarginato, incurante di quanto poco sarebbe forse bastato per migliorare la sua condizione.
Attraverso immagini dure e toccanti, di un bianconero asfittico, il lavoro di Lisa Krantz ci racconta gli ultimi anni di vita di un uomo affetto da obesità. Ci mette di fronte a una tragedia privata per alzare il sipario su una realtà preoccupante che in America, e soprattutto a San Antonio, coinvolge una percentuale di popolazione impressionante. Recenti dati della Gallip indicano San Antonio come la seconda città con più obesi d’America: il 65,7% degli adulti è sovrappeso o obeso, e di questi tantissimi sono quelli che, affetti da obesità estrema come Hector, vivono ancora isolati, incapaci di trovare o di avere accesso a un aiuto medico e psicologico. È quindi nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni su questo grave problema contemporaneo, strettamente legato all’alimentazione, che Lisa Krantz ha deciso di raccontare questa storia. Una storia che la fotogiornalista americana ha per certi versi scritto a quattro mani con il suo protagonista, ben consapevole della fine a cui andava incontro e dell’urgenza di parlare apertamente di obesità, di ciò che è, di ciò che comporta e di dove porta. Hector è infatti morto improvvisamente a casa sua, dopo aver compiuto solo qualche passo, lento, per raggiungere la porta e aprire alla madre. Aveva 49 anni. Una sorte che attende moltissimi americani nella sua stessa situazione (di sofferenza fisica e di indigenza, non solo economica) se non si corre ai ripari con piani mirati di assistenza sanitaria e, prima ancora, con una seria campagna di educazione alimentare. “Se il volere di Dio è che altre persone vengano toccate da questo – aveva detto una volta Hector, motivando il perché aveva accettato di collaborare al progetto della Krantz – se salvo una sola vita tramite questo, se altre persone lo vedono e cambiano le abitudini alimentari dei propri figli e cambia la vita di questi bambini così che non debbano soffrire le stesse umiliazioni, gli attacchi, l’isolamento che ho sofferto io, allora tutto questo avrà un senso. Se potessi tornare indietro, farei ogni cosa per evitare tutto questo, ma lo rifarei se aiutasse a salvare la vita di un bambino”.

Stefania BiamontiFPmag

Galleria fotografica, link ai siti del Festival di Fotografia Etica e dell’autore sono visibili qui

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Questa voce è stata pubblicata il 1 febbraio 2016 da in Fotografia con tag , , , , , , .
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