Slow Revolution

informazioni per un mondo più consapevole

Il volto oscuro dell’agribusiness

Copyright -Pablo Ernesto Piovano

Lucas Techeira ha tre anni ed è nato con l’ittiosi, una malattia della pelle che causa screpolature e secchezza. Il piccolo è conosciuto nella zona come “il bambino di cristallo”. Suo padre Arnoldo ha dovuto abbandonare il lavoro nelle piantagioni di tabacco quando è na to il figlio. Sua madre, Rosana Gaspar di 32 anni, durante la gravidanza utilizzava sempre il glifosato nel suo orto. Alicia Baja – Colonia Aurora, Provincia di Misiones, 7 dicembre 2014. © Pablo E. Piovano.

FPmag Pablo Ernesto Piovano – Sulle coltivazioni OGM, sui benefici che potrebbero apportare al settore agricolo e sui possibili rischi ambientali e sanitari interconnessi si discute ormai da tempo. E di fronte a un’opinione pubblica profondamente divisa, il Parlamento Europeo sembra non sapere ancora bene come muoversi, autorizzando di fatto le culture OGM, ma demandando la decisione se accettare o meno i campi transgenici ai singoli Paesi membri.
Molto diversa in materia di OGM è l’impostazione
dell’Argentina, divenuta da circa vent’anni una sorta di laboratorio a cielo aperto per le multinazionali dell’agribusiness. Nel 1996 il governo ha infatti approvato in soli tre mesi la coltivazione di soia transgenica e l’impiego dell’erbicida glifosato su coltivazioni geneticamente modificate resistenti al diserbante, senza condurre alcuna indagine interna, ma basandosi, come unica evidenza scientifica, sulle ricerche pubblicate dall’azienda Monsanto. Ciò ha permesso all’Argentina di diventare in brevissimo tempo uno dei maggiori produttori di soia transgenica. Oggi gli ettari coltivati a OGM coprono una superficie di 28 milioni di ettari e, solo nel 2012, duecento milioni di litri di agro-tossici sono stati diffusi su 21 milioni di ettari, cioè sul 60% della terra coltivabile. Un uso smodato di pesticidi e diserbanti, di cui solo di recente si comincia a intravedere il volto più oscuro e terrificante. Un volto che il fotografo Pablo Ernesto Piovano ci mostra nella sua smorfia più agghiacciante.
Le immagini riunite nella mostra
El costo humano de los agrotóxicos esposta al Festival della Fotografia Etica di Lodi 2015 ci mostrano uomini, donne e bambini affetti da rare malformazioni, malattie della pelle, tumori e gravi problemi respiratori proprio a causa dell’uso indiscriminato di pesticidi. Immagini dure, che colpiscono allo stomaco, ricomponendo il profilo di una vera emergenza sanitaria che, secondo accurati studi medico-scientifici, colpisce oggi dodici milioni di persone, cioè un terzo della popolazione del Paese. In alcuni villaggi, negli ultimi dieci anni i casi di cancro nei bambini sono triplicati e le malformazioni nei nuovi nati sono salite del 400%. Tuttavia, nonostante le attuali evidenze scientifiche e il riscontro medico-sanitario, ancora quasi nulla è stato fatto e, ad oggi, non esiste neppure un’informazione sistematica ufficiale sul tema. Del resto, si sa, quando gli interessi delle multinazionali sfiorano cifre da capogiro e coinvolgono l’economia di un’intera Nazione, è difficile per le popolazioni danneggiate rivendicare i propri diritti. Tutto passa in secondo piano. Tutto diventa un mero danno collaterale.

Stefania BiamontiFPmag

Galleria fotografica, link ai siti del Festival di Fotografia Etica e dell’autore sono visibili qui

Annunci

3 commenti su “Il volto oscuro dell’agribusiness

  1. Pingback: A Lodi scatti etici dal mondo | Slow Revolution

  2. Enzo
    29 dicembre 2015

    in questi articoli ci sono sempre piccoli errori: il glifosato non è più coperto da brevetto dal 2000 e quindi non viene prodotto esclusivamente dalla Monsanto, seconda cosa gli effetti tossici sono ad oggi non dimostrati da ricerche internazionali da parte della EFSA e della EPAe anche IARC che lo ha classificato come 2A (probabilmente cancerogeno) è in fase di revisione.

    Mi piace

  3. Beppe
    29 dicembre 2015

    Sarà come dici tu, ma vista la mostra a Lodi gli effetti dell’agrobusiness sono “dimostrati” dai segni visibili sulle persone fotografate e dalle statistiche locali che in alcuni villaggi stimano incrementi del 300% dei casi di cancro e del 400% le malformazioni dei neonati. Se poi a provocare le malformazioni è il glifosato o altri agenti chimici poco importa. Inoltre l’articolo parla dell’uso del glifosato dal 1996, quindi quando ancora coperto da brevetto Monsanto. Ma pure questo mi pare un dettaglio marginale rispetto alla notizia che certa agricoltura intensiva è dannosa per la salute 😉

    Mi piace

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 27 dicembre 2015 da in Fotografia con tag , , , , , , , , .
Small-Facebook-Logo
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: