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COP21, accordo storico o grande imbroglio?

Foto Cop21 Parigi 2015_1 - CopiaAMBIENTE Conferenza sul clima di Parigi – Contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta sotto i 2 gradi rispetto ai livelli pre industriali, un fondo di 100 miliardi di dollari l’anno per favorire l’adattamento e la mitigazione degli effetti del surriscaldamento nei paesi poveri e investimenti per incentivare le tecnologie verdi. Sono alcuni dei principali provvedimenti sottoscritti dai rappresentanti di 195 nazioni al termine della Conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi, la COP21. Un’intesa che per divenire concreta dovrà essere ratificata da 55 Paesi con emissioni di gas serra complessive pari ad almeno il 55% di quelle globali.

Inizio di una nuova era

L’accoglienza delle stampa italiana ai risultati del vertice francese è stata mutevole, con Il Fatto Quotidiano a scegliere una sintesi neutrale e buona parte dei giornali a presentare il documento firmato il 12 dicembre come un “accordo storico” che segna l’inizio di una nuova era, quella della de-carbonizzazione. Una visione perseguita tra gli altri da Repubblica, il Sole 24 Ore e La Stampa, che enfatizza il raggiungimento di un patto mondiale comune contro i cambiamenti climatici dopo decenni di insuccessi e veti incrociati tra i vari Paesi. Un risultato per certi versi sorprendente in un mondo dove la questione ambientale è da sempre succube al dominio della finanza e dell’industria e nel quale la politica internazionale si è dimostrata troppo sensibile alle istanze del potere economico.

Un accordo “piccolino”

A dare spazio agli scontenti di alcuni sono, oltre all’efficace sintesi dell’Internazionale, il Giornale e il Corriere della Sera. Il primo citando i giudizi dello scienziato James Hansen (“una frode, un falso”) e del climatologo Le Bourget (“non c’è alcuna azione, solo promesse”), il secondo definendo l’accordo “diplomatico” e dando (poca) voce al malcontento dei popoli indigeni e dei responsabili di alcune Ong. Più articolare le critiche del climatologo Luca Mercalli che dichiara a LaPresse che “per il clima è un accordo davvero piccolino” e alla televisione svizzera che “è solo un punto di partenza, che ha bisogno di essere consolidato da scelte molto concrete e rapide in termini di uscita dall’uso dei combustibili fossili, efficienza energetica, abbattimento degli sprechi e diffusione delle fonti rinnovabili, salvaguardia dei suoli, stop alla deforestazione, agricoltura sostenibile, contenimento del consumo di carne”. Un’interpretazione condivisa dai principali gruppi ambientalisti come Greenpeace, WWF Italia e Legambiente.

Il “grande imbroglio”

Gli attacchi più duri all’accordo di Parigi sono arrivati da alcune organizzazioni non governative e dalla politica. Alle prime appartiene Oxfam, confederazione internazionale impegnata nell’aiuto umanitario, che definisce l’accordo “non sufficiente ad evitare un surriscaldamento globale inferiore ai 3 gradi entro il 2050” e inadatto a “cambiare le condizioni di vita delle persone più povere e vulnerabili, le più esposte a fenomeni come l’innalzamento del livello dei mari, alluvioni e siccità”. Più netto l’attacco degli esponenti del Movimento 5 Stelle presenti a Parigi che hanno definito la COP21 un “grande imbroglio” che ha “ucciso tutte le speranze che le Nazioni Unite avevano riposto organizzando la Conferenza sui cambiamenti climatici”. Tanti i punti criticati con i più rilevanti che riguardano l’esclusione dell’agricoltura e di aerei e navi dalla trattativa sulle emissioni inquinanti e l’incongruenza tra sussidi erogati alle fonti fossili e contributi destinati al fondo verde per il clima. Due parametri che per l’Italia sono rispettivamente di 3,5 miliardi di euro e appena 84 milioni di euro.

Dipende anche da noi

A determinare se il 12 dicembre passerà alla storia come la data della firma di uno “storico accordo” o del “grande imbroglio” saranno le ratifiche dei Paesi e le scelte di politica ambientale delle singole nazioni. Di certo al momento il documento parigino appare come una carta d’intenti neppure troppo ambiziosa, se non nella dicitura generica di sforzarsi a contenere l’aumento della temperatura entro gli 1,5 gradi. Mancano obiettivi vincolanti, seri meccanismi di controllo e tempi certi per l’azzeramento delle emissioni. Lo stesso importo di 100 miliardi di dollari a favore dei Paesi poveri sembra poco più che un’elemosina rispetto ai 500 miliardi elargiti a supporto dei combustibili di origine fossile o alle spese militari. Di “storico”, quindi, sembra esserci soltanto il primo passo verso una nuova era, non poco per un mondo “paralizzato” sulla salvaguardia del clima. Per farlo diventare un cammino, però, è necessario continuare a pretendere dai Governi l’approvazione di politiche decise per rapide riduzioni delle emissioni di CO2 con la medesima determinazione avuta fino ad oggi, la stessa che ha originato un accordo fino a pochi anni fa ritenuto utopistico.

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2 commenti su “COP21, accordo storico o grande imbroglio?

  1. natodapoco
    16 dicembre 2015

    Coltivare o custodire la nostra casa? questo è il dilemma! La parola ai posteri – FORSE!

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  2. Pingback: Il mondo dopo Parigi | Slow Revolution

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Questa voce è stata pubblicata il 15 dicembre 2015 da in Ambiente con tag , , , , , , .
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