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L’acqua (non) è una merce

acqua non è una merce LIBRI Recensione – “L’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita” A scriverlo sono le Nazioni Unite nel luglio 2000, dopo che in Bolivia si era conclusa “la guerra dell’acqua”. Una mobilitazione popolare a Cochabamba contro gli aumenti del 300% delle tariffe dell’oro blu apportate dai privati e terminata con decine di feriti e cinque decessi. E con la decisione del Governo di allontanare la multinazionale Bechtel e tornare alla gestione pubblica. Un’inversione di 360° avvenuta più pacificamente a Parigi, dove dal 1 gennaio 2010 l’acqua è tornata in mano all’amministrazione cittadina dopo anni di controllo da parte di due multinazionali. Con il risultato che dal 1 luglio 2011 c’è una prima riduzione delle tariffe dell’8% che restituirà agli utenti parigini 76 milioni di euro sul periodo 2011-2015.

Dalla “Galli” a “Ronchi”

Di ragioni per sostenere la gestione pubblica dei servizi idrici ce ne sono molti. A fare un lungo elenco è il libro “L’acqua (non) è una merce” edito da Altreconomia, volume che ricostruisce la storia della privatizzazione dell’acqua dalla legge “Galli” del 1994 fino al decreto “Ronchi”. E, come consuetudine dell’editore, entra nei dettagli dei “colpevoli” non omettendo di citare aziende, nomi e cognomi degli “speculatori” e le colpe della politica, di destra e di sinistra, e dei media. Noi ci limitiamo a segnalarvi due buone ragioni per evitare che la gestione idrica passi in mano dei privati.

Pubblico batte privato in efficienza

La più intuitiva riguarda le tariffe. A confermare il rialzo delle bollette non sono soltanto gli esempi di Bolivia e Parigi, ma pure molte esperienze italiane. Ad Arezzo, primo esempio di modello “privato” italiano, i cittadini subiscono rincari per 134 milioni di euro per il periodo 2009-2013. A Milano, dove, la gestione è pubblica, si hanno le tariffe più basse d’Italia (poco più di 100 euro all’anno per famiglia) e le perdite di rete sono praticamente nulle. Risultato, quest’ultimo, che smentisce la maggiore efficienza del privato sul pubblico in materia di manutenzione dell’infrastruttura. Altro argomento sbandierato a sostegno dell’intervento privato.

L’acqua è un monopolio naturale

La seconda è tanto semplice quanto sostanziosa. L’acqua è di fatto un monopolio naturale impossibile da “liberalizzare” poiché un utente non può selezionare l’operatore che preferisce. O come, scrive l’autore, “la concorrenza non può esistere quando la rete è una sola, e sarebbe insensato pensare di costruire in ogni città due o più sistemi alternativi, dove l’acqua è pompata da imprese diverse, in modo che il cittadino possa davvero scegliere in regime di concorrenza l’offerta migliore”. Una situazione che, nella realtà, trasforma il vincitore della gara d’appalto in un vero e proprio monopolista che può attuare le politiche tariffarie e amministrative che vuole. E si sa come vanno le gare in Italia. Si vince prima competere. A ribadirlo non sono le malelingue, ma l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato che più volte ha multato il comportamento fraudolento delle poche società che si spartiscono il mercato. Un mercato che vale miliardi di euro di profitti per le aziende…pagati con le bollette dei cittadini.

L’alternativa è in un “Manifesto”

Oltre a chiarire i retroscena affaristici delle multinazionali e le conseguenze economiche e sociali per gli utenti, il libro ha il pregio di proporre un’alternativa efficace, il “Manifesto italiano per un governo pubblico dell’acqua” elaborato nel 2005 dal Comitato italiano per un contratto mondiale sull’acqua. E di contenere due letture di indubbio interesse: un testo inedito di Erri De Luca e la prefazione di Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. Per chi vuole saperne di più sull’argomento segnaliamo i siti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e dell’European Water Moviment.

L’autore
Giornalista e redattore del mensile “Altreconomia”. Tra i firmatari dei referendari contro la privatizzazione del servizio idrico integrato, ha svolto ricerche in ambito universitario sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali. È anche autore di “Imbrocchiamola! Dalle minerali al rubinetto, piccola guida al consumo critico dell’acqua” (Altreconomia, 2011)e di “Le conseguenze del cemento” (Altreconomia, 2011).

Scheda
Autore: Luca Martinelli
Titolo: L’acqua (non) è una merce. Perché è giusto e possibile arginare la privatizzazione

Pagine: 152

Prezzo: 12 euro (2015)
Editore: Edizioni Altreconomia
Anno: 2011
Sito: www.altreconomia.it

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Questa voce è stata pubblicata il 22 marzo 2015 da in Libri con tag , , , .
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